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I jeans, da Genova alla conquista del mondo

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Se c’è un indumento che non passa mai di moda, quello è il jeans. Per natura pratici e comodi e disponibili ormai in tutti i modelli e colori, questi pantaloni vantano una storia speciale che merita di essere ricordata.

Non tutti sanno, ad esempio, che l’indumento più famoso del mondo proviene dal guardaroba dei lavoratori, di coloro che, facendo mestieri faticosi, avevano bisogno di abiti robusti, e magari di un colore su cui lo sporco si vedesse poco. Il tessuto con cui vengono realizzati si chiama denim, parola derivata dall’espressione “de Nîmes”, cioè “proveniente dalla città di Nîmes”, in Francia, dove il tessuto di cotone dalla trama bianca e l’ordito blu è nato, anche se fin dal Settecento fu prodotto in America.

L’idea di utilizzare questa stoffa per produrre braghe da lavoro venne, verso il 1850, a un venditore ambulante bavarese emigrato a San Francisco: Morris Levi Strauss. Pare che pantaloni di questo tipo fossero usati a partire dal XVI secolo in Francia dai marinai e portuali provenienti da Genova. La marina genovese li utilizzava anche per equipaggiare le navi a vela: da “Gênes” viene, appunto, il nome jeans.

Per la resistenza e il basso costo, le braghe blu a cinque tasche coi rivetti di rame trovarono la loro fortuna tra i cercatori d’oro, i minatori, gli allevatori e i cowboy. In Italia i jeans sono stati compagni fidati persino durante il Risorgimento: Garibaldi e molti dei suoi garibaldini indossavano infatti un paio di “genovesi” durante lo sbarco dei Mille a Marsala.

Fra la prima e la seconda guerra mondiale la divisa da lavoro cominciò a essere utilizzata nel tempo libero, e fra i primi estimatori dei jeans troviamo ribelli di ogni sorta: negli anni Trenta e Quaranta li indossano pittori e artisti in genere; negli anni Cinquanta, le famigerate bande di motociclisti, i bikers, e i membri della beat generation; negli anni Settanta, gli hippy e gli attivisti della Nuova Sinistra. A partire dagli anni Cinquanta, però, erano tantissimi i ragazzi americani del ceto medio che li portavano, anche se a scuola erano rigorosamente vietati.

Negli anni Sessanta e Settanta i produttori di jeans, per togliere al prodotto la sua ambigua reputazione, si lanciarono in una enorme operazione di immagine. Da allora i jeans si sono imposti in tutto il mondo come capo di vestiario ideale per il tempo libero: pratico, comodo, versatile, disinvolto e, soprattutto, adatto a tutti – maschi e femmine, anziani e bambini, poveri e ricchi.

Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista

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