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I vecchi giocattoli di seconda mano sono pericolosi

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All’apparenza sono identici: stessa tonalità di rosso brillante, stessa dimensione e stessa forma. Ma i due mattoncini di lego finiti sotto le lenti del microscopio di Andrew Turner della Plymouth University nel Regno Unito hanno una sostanziale differenza: uno contiene livelli di cadmio al di sopra di quelli consentiti dalla normativa europea, l’altro no. Il primo risale agli anni Settanta, Ottanta, l’altro è stato prodotto in tempi più recenti e, per la precisione, dopo l’emanazione della prima Toy Safety Directive, la direttiva europea che impone regole rigide sulla composizione dei giocattoli.

Il primo regolamento europeo del 1988 è stato aggiornato nel 2009 e la lista delle sostanze pericolose per la salute che non devono finire nei giocattoli per bambini si è allungata ulteriormente. Ci sono composti cancerogeni, interferenti endocrini, sostanze allergeniche ed elementi pesanti come cadmio e mercurio.

Chi acquista una scatola di lego oggi, o una paperella di plastica per invogliare i bambini a fare il bagno, può stare tranquillo. Ma cosa succede con i giocattoli usati ereditati da qualche parente oppure acquistati al mercatino? Per rispondere alla domanda, Abdrew Turner e i suoi colleghi hanno raccolto 200 giochi di plastica di seconda mano e ne hanno analizzato la composizione con la tecnica della spettrofotometria (X-ray fluorescence spectroscopy o X-ray fluorescence) che permette di conoscere i composti chimici presenti nel campione senza doverlo distruggere.

Gli scienziati erano alla ricerca di 9 elementi pericolosi tra cui antimonio, bario, bromo, cadmio, cromo, piombo e selenio.

Ebbene, in 20 giocattoli sono state trovate tracce di tutti e 9 i composti chimici da tempo diventati sorvegliati speciali. Il piccolo mondo antico, insomma, è tossico.

«I giocattoli di un tempo – ha dichiarato Andrew Turner alla Bbc on line – non venivano sottoposti a test di sicurezza. Oggi noi li usiamo e li passiamo ad altri».

Lo studio, pubblicato su Environmental Science and Technology, ha esaminato diversi tipi di giocattoli, dai trenini alle macchine, dai pupazzi di plastica ai puzzle, provenienti da asili, negozi dell’usato o abitazioni private. Scoprendo la presenza di alte concentrazioni di sostanze che sono state vietate perché considerate tossiche per i bambini anche a basse concentrazioni, se il periodo di esposizione è prolungato.

Mettersi in bocca una paperella vintage può quindi essere un rischio per la salute. I ricercatori hanno condotto una analisi separata su 26 giocattoli del passato per vedere se fossero stati rispettati i limiti imposti dalla attuale direttiva europea all’epoca non ancora in vigore. Ebbene, 10 di quei giochi sarebbero vietati oggi perché contengono livelli eccessivi di bromo, cadmio o piombo. I più pericolosi sono quelli di plastica rossa, gialla o nera.

«I giocattoli di seconda mano – ha detto Turner alla Bbc – sono una opportunità appetibile per le famiglie perché possono essere ereditati direttamente da amici e parenti oppure ottenuti a poco prezzo e facilmente nelle vendite di beneficienza, nei mercatini delle pulci e su internet». Peccato però che trenini, macchinette e pupazzetti di plastica di vent’anni fa non siano regolamentati come quelli in commercio oggi.

«I consumatori – conclude Turner – dovrebbero essere più consapevoli dei rischi potenziali associati a piccoli oggetti vecchi dai colori brillanti che possono finire in bocca».

Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista

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