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Le confessioni di Little Steven

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Steve Van Zandt, il braccio destro di Bruce Springsteen nella “E Street Band”, nonché il Silvio Dante dei Soprano, torna in Italia con i suoi “Disciples of Soul” per due concerti: martedì a Roma, a Villa Ada, e mercoledì a Cortona. Van Zandt, che è di origini calabresi (il cognome della madre è Lento), è un uomo molto divertente, super attivo (oltre che musicista e chitarrista è autore, produttore, attore, conduttore di uno show radiofonico) e molto impegnato politicamente. “In passato ero ossessionato dalla politica: lasciai la E Street Band (dove è rientrato nel 1999) perché volevo dedicarmi a progetti politici. Ora per la prima volta dopo la Seconda Guerra Mondiale il mondo sta tornando indietro, dovunque i più elementari principi democratici sono in pericolo e sono convinto che l’unico modo efficace per sfuggire a questa follia è dedicarsi alla musica, coinvolgere la gente attraverso il mio lavoro di musicista – esordisce – Ho la miglior band che abbia mai avuto, 15 musicisti in grado di suonare di tutto. I concerti sono una sorta di ritratto della mia storia musicale, un modo per parlare ai mie vecchi amici e anche a un nuovo pubblico ma anche di rispondere a un mondo che sarà guidato dalla Russia e dalla Cina. Mai come adesso è importante che la gente si renda conto di quanto sia importante votare”. Van Zandt ha cominciato a suonare in modo professionale da adolescente nei locali di quel Jersey Shore che grazie a Bruce Springsteen è diventato un luogo leggendario. E’ lì che oltre 50 anni fa è diventato amico del Boss e che ha cominciato a farsi un nome come chitarrista, compositore e arrangiatore suonando anche con Southside Johnny, un altro degli eroi del Jersey Shore. “Credo di essere la persona che più ha contribuito alla definizione di questo sound così peculiare che potrei definire con la formula ‘il rock incontra il soul’. Ho suonato con le due band più celebri, gli Ashbury Juke di Southside Johnny e la E Street Band e – racconta ridendo – credo di meritare il titolo di mente del Jersey Sound”.

Al di là della sua militanza accanto a Springsteen, del suo look con bandana, Little Steven ha visto aumentare la sua popolarità grazie al ruolo di Silvio Dante nei Soprano e poi di Frank Tagliano, il gangster in fuga in Norvegia di “Lilyhammer”. “Sono in trattativa per una nuova serie – anticipa – sarò di nuovo un gangster (ride di nuovo). Non so perché ma la gente ama vedermi nei panni di un gangster, non sono io che decido ma è il pubblico che mi vuole così: forse perché ho la faccia di un gangster calabrese”. Inevitabile la domanda sul ritorno di Bruce Springsteen e della E Street Band: “Bruce sarà a Broadway fino a gennaio. Ho la sensazione che qualcosa accadrà ma con lui non puoi mai sapere: a un certo punto lui prende il telefono, chiama e noi andiamo. Nel frattempo io non aspetto: continuo a seguire i miei progetti come musicista, produttore, attore e conduttore del mio programma radiofonico (il Little Steven’s Underground Garage, diffuso nel mondo e ascoltabile anche in Italia attraverso un circuito internazionale). Poi vediamo che succede con Bruce. Fa cinque spettacoli a settimana: proprio l’altro giorno scherzavamo insieme. Del nostro gruppo lui è l’unico che non ha mai fatto un lavoro normale. Io ad esempio per due anni ho fatto l’operaio. Lui ha sempre solo suonato. Per questo gli ho detto. Bruce finalmente ti sei trovato un lavoro”.

Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista

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