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Mal di schiena, paracetamolo o acqua fanno lo stesso effetto

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Un importante studio australiano è arrivato alla conclusione che gli antidolorifici a base di paracetamolo non sono più efficaci del placebo nel ridurre il dolore associato alla lombalgia.
Il 10% della popolazione mondiale si lamenta per il mal di schiena. Ed il paracetamolo è il farmaco più consumato in assoluto per alleviare questo tipo di sofferenza. Tutti i medici lo raccomandano come prima scelta per attenuare il dolore e lo preferiscono all’aspirina (perché fluidifica il sangue e aumenta il rischio di sanguinamento).
Ma è giusto continuarlo a prescrivere a persone che soffrono di mal di schiena, e di dolore nella parte bassa della schiena?
Dopo aver letto l’articolo pubblicato giovedì sulla rivista “The Lancet”, è più che dubbio, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. Questo è il primo trial clinico di valutazione del paracetamolo “in doppio cieco” (ossia che né i medici né i pazienti sanno cosa viene assunto) contro il placebo.
In questo studio multicentrico, finanziato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche Health Medical dell’Australia e la controllata australiana dell’azienda farmaceutica GlaxoSmithKline (che commercializza il paracetamolo), 1.652 persone sono state divise in tre gruppi con caratteristiche simili con paracetamolo ad intervalli regolari ( tre volte al giorno, l’equivalente di 3990 mg), preso su rischiesta (fino a 4000 mg) e placebo.
Dopo essere stato rassicurati circa la prognosi del loro dolore, tutti i pazienti hanno ricevuto i consueti consigli offerti in tali casi, ed essenzialmente hanno continuato ad essere attivi ed evitato di rimanere a letto.
Durante i tre mesi di follow-up, Christopher William docente presso l’Università di Sydney a Camperdown ed i suoi colleghi hanno esaminato il tempo medio per l’intensità del dolore che è sceso da 0 o 1 (su una scala fino a 10) ed è rimasto su questo livello per una settimana.
Questo periodo è stato di 17 giorni nei pazienti che hanno assunto paracetamolo, regolarmente o su richiesta, e 16 giorni per quelli cui è stato dato il placebo, una differenza statisticamente insignificante.
Dopo tre mesi di questo studio, l’intensità del dolore ed il punteggio della disabilità è diminuito in tutti e tre i gruppi, ma ancora una volta senza nessuna differenza significativa. Allo stesso modo, lo stato funzionale e la qualità del sonno sono migliorati in maniera simile tra i tre gruppi.
“Questi dati suggeriscono che le raccomandazioni per il paracetamolo in prima istanza di LBP devono essere riconsiderati. Sembra che l’assistenza medica è più importante rispetto all’approccio farmacologico”, hanno commentato i ricercatori, che vorrebbero capire le ragioni dell’inefficacia del paracetamolo per la lombalgia.
Ma Bart Koes e Wendy Enthoven del Erasmus Medical Center di Rotterdam sono meno categorici. In un editoriale che accompagna l’articolo, sostengono che, anche se lo studio è di buona qualità, è necessario che questi risultati vengano replicati prima di considerare la revisione delle raccomandazioni.
In particolare, sottolineano che i farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) non sembrano avere una maggiore efficacia rispetto al paracetamolo nel trattamento della lombalgia e hanno un profilo di sicurezza meno favorevole. Questa informazione è rivolta ad un’ampia platea, dal momento che il 10% della popolazione mondiale si lamenta del mal di schiena ed il mal di schiena è la causa di un terzo della disabilità causata dal lavoro, secondo recenti studi pubblicati su riviste di Reumatologia. Ma non è da dimenticare che i medici hanno a disposizione rimedi molto più efficaci di questi farmaci analgesici di classe I e altre terapie per alleviare coloro che soffrono di più.

Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista

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