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Mangiamo e beviamo microplastica

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Piccole particelle, di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, invisibili a occhio nudo: sono le microplastiche che proprio perché così piccole finiscono nel cibo e nell’acqua (con presenza in prodotti o alimenti, dai frutti di mare al sale marino, dai pesci al miele fino alle acque potabili), spesso portando con se “sostanze tossiche, molecole cancerogene e batteri”. Su questo si concentra la ricerca presentata dal mensile ‘Il Salvagente’. L’analisi – fatta nei laboratori del Gruppo Maurizi, in 18 campioni anonimi di bottiglie di cole, aranciate, gassose, tè freddi, tra i più venduti nei supermercati – “mostra una contaminazione al di là delle aspettative: la presenza di microplastiche non ha risparmiato alcun prodotto, tutte e 18 le bottiglie sono risultate contaminate, con valori che vanno da un minimo di 0,89 microparticelle per litro(mpp/l) ad un massimo di 18,89 mpp/l. “Nel corso delle analisi che abbiamo effettuato per valutare la possibile presenza di microplastiche nei liquidi – spiega Daniela Maurizi, amministratrice del Gruppo Maurizi – abbiamo realizzato accurate prove. I dati rilevati nel nostro laboratorio confermano il legame tra inquinamento ambientale e catena alimentare”. Il Wwf Italia ha per questo lanciato una petizione on-line (su ‘change.org/plasticfree’) per chiedere, tra le altre cose, all’Europa di vietare i prodotti in plastica usa e getta.

Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista

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