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Pesce nei mercati, fuorilegge due bancarelle su tre

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Nei mercati rionali italiani due banchi del pesce su tre sono ‘fuorilegge’. Nessuna etichetta che chiarisca la provenienza dei prodotti ittici, la denominazione commerciale della specie, il metodo di produzione. E nei pochi esercizi in regola, spesso alcune informazioni obbligatorie non vengano riportate. E’ il quadro che emerge da un rapporto del Movimento difesa del cittadino (Mdc), che anche quest’anno ha indagato nei mercati rionali della penisola per sondare il rispetto delle normative sull’etichettatura del pesce.

‘Maglia nera’ alla Sicilia, dove nessuno dei venditori esaminati era in regola, mentre è la Liguria a guadagnarsi il primo posto fra le regioni più virtuose. Questo l’esito dell’indagine ‘Pesce, alla ricerca delle etichette perdute’, diffusa oggi e arrivata alla terza edizione. Secondo i dati, dietro la Liguria che vanta il 100% dei banchi a norma ci sono Marche (66,7%) e Puglia (44,4%). Ma – spiega il Mdc in una nota – anche gli esercizi in regola non rispettano del tutto la legge. L’informazione maggiormente indicata in etichetta è la denominazione commerciale della specie, presente nell’82% dei casi. Tutte le Regioni sono allineate su questa percentuale, tranne la Sicilia, dove solo il 60% dei banchi del pesce riporta questa informazione. Viene invece più spesso dimenticato il metodo di produzione, indicato solo nel 46,2% dei banchi italiani, con punte in Liguria (100%), Lombardia (80%), Marche (74,1%) e Puglia (66,7%). Ancora più trascurata l’indicazione della zona di cattura o allevamento (presente solo nel 40,2% dei casi).

Dalla Guardia Costiera arriva la conferma dell’esito dell’indagine: il 55,9% delle violazioni accertate riguarda il mancato rispetto della normativa sull’etichettatura, la frode più frequente. Fra le violazioni segnalate anche il mancato rispetto delle norme igienico-sanitarie (31,9%) e delle taglie minime (12,9%).

L’associazione consumatori lancia anche l’allarme ‘frodi’, stilando una classifica delle più frequenti: pesce scongelato e venduto come fresco, prodotti importati dalla Cina e spacciati per italiani, e banchi di pesce nelle zone più trafficate, esposti ai gas di scarico delle auto. Tutte situazioni denunciate dalla Guardia Costiera che ha controllato pescherecci, pescherie, mercati rionali, venditori ambulanti e ristoranti.

Nonostante tutto, rileva il Movimento difesa del cittadino, i consumi di pesce sono in aumento. Anche se resta al Meridione il primato dei consumi (37,5%)

Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista

Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista

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