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Ti perdono. Ma che vuol dire veramente?

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Perdonare qualcuno che ci ha fatto del male è qualcosa di molto difficile soprattutto quando il torto che abbiamo subito è molto grave. Senza voler banalizzare l’argomento e senza pretendere di esaurirlo, propongo una breve riflessione sui benefici del perdono.

Quando subiamo un’offesa, un insulto o un’ingiustizia proviamo immediatamente emozioni negative di rabbia, risentimento, ostilità, e il comportamento che più frequentemente viene messo in atto è quello di vendicarsi per il torto subito. La volontà di rivalsa anche se è un sentimento naturale e istintivo non porta ad un effettivo risarcimento dal torto subito: contrariamente a quanto si possa pensare non aiuta ad alleviare il dolore provato nell’aver subito un’ingiustizia ma alimenta ulteriormente le emozioni negative sperimentate. La vendetta quindi non determina una soluzione di un problema né comporta un sollievo ma acuisce ulteriormente la sofferenza psicologica.

Il perdono è un processo che implica la consapevolezza da parte della vittima di aver subito una ingiustizia ma si sceglie volontariamente di superare la vendetta e di porsi in una posizione diversa. Perdonare non significa scusare, condonare, dimenticare, negare il torto subito: consiste invece nel modificare l’emozione legata alla trasgressione e al trasgressore. Il processo del perdono consiste in una riconsiderazione in termini più positivi del “colpevole”, che sarà giudicato non più come essere spregevole e maligno ma piuttosto un essere umano fallibile e limitato, al pari di sé stessi.

Largo all’umanità e alla spontaneità

Se comprendiamo che il torto subito è solo espressione di un limite dell’altro, e che non poteva fare diversamente per come era in quel momento, allora vedremo il processo nella sua globalità e l’altro nella sua umanità e nella sua fragilità e il perdono si produrrà da sé. Deve essere chiaro che perdonare non è un dovere. Anzi, la parola stessa contiene il concetto di dono, e un dono per definizione è spontaneo e gratuito.

Occorre separare il dolore e la rabbia che provi dal torto subìto. Guardare negli occhi il dolore separandolo da ciò che è accaduto permette di scioglierlo. E mentre l’io rancoroso sfuma subentra la pace.

Dal punto di vista psicologico, non ci sono offese in assoluto imperdonabili, ma ci sono alcune offese o torti che le persone ritengono moralmente imperdonabili. In psicologia si può perdonare anche chi non c’è più e quindi non ha chiesto perdono, si può perdonare anche dopo la morte.

Imparare l’arte di perdonare può regalarci benefici incredibili per la nostra salute fisica e mentale. La ricerca psicologica ha infatti dimostrato che perdonare ha l’effetto di alleviare stress, ansia, livelli di depressione e, cosa forse più importante, la rabbia. La rabbia cronica può essere tossica per la nostra salute; può aumentare la nostra reattività allo stress e il rischio di sviluppare malattie organiche. Se abbiamo troppa difficoltà a perdonare, accumuliamo grandi quantità di rabbia, risentimento e amarezza, che finiscono per danneggiarci a più livelli.

Sapere che il perdono è un bene per la nostra salute fisica e psicologica, non lo rende facile da mettere in pratica. Purtroppo non ci sono soluzioni semplici per diventare più bravi a perdonare: nella pratica clinica psicoterapeutica si riscontra che coloro che sono riusciti ad affrontare meglio la vita sono quelli che hanno trovato il modo per perdonare. Hanno lavorato duramente per lasciare andare la rabbia e il risentimento. Non hanno dimenticato ma sono riusciti ad affrancarsi dalla condizione di vittima, scegliendo di perdonare.

Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista

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