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Arriva la depressione da Facebook

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Connettersi a Facebook, guardare foto bellissime traboccanti di felicità, messaggi da luoghi esotici, inviti a feste sfavillanti: al di qua dello schermo quella dell'”amico” sembra una vita piena ed entusiasmante. Migliore della propria. Il risultato? Una nuova forma di depressione: quella da Facebook.

Un disturbo inedito (da alcuni battezzato “sindrome da Facebook”), poco noto e ancora da studiare, ma dai tratti evidentemente già ben definiti, se ricercando “facebook depression” Google offre quasi 40mila risultati. Insomma, i social network non fanno bene all’umore e all’autostima perché fanno scorrere davanti agli occhi un mondo in cui tutti sono felici e stanno benissimo. Ma prima di cancellare seduta stante il proprio profilo da Facebook c’è una cosa da tenere ben presente: la depressione potrebbe nascere da un personale errore di valutazione.

Dalla facoltà di psicologia dell’università di Stanford, uno studio dimostra che si tende a sottovalutare le emozioni negative degli altri, i quali nella gran parte dei casi vediamo in situazioni sociali (in cui, per educazione o riservatezza, si dissimula il malessere). A Stanford si è chiesto a 140 studenti di stimare se i loro colleghi si fossero sentiti soli e tristi nelle ultime due settimane: il 29,5% ha pensato di sì, ma a sentirsi realmente così era stato il 42,5%. Un risultato ben diverso. E si pensava che fossero usciti con gli amici il 57% dei ragazzi, ma la realtà era ferma al 40%. Nello studio californiano Facebook è citato quando si scrive che «i social network possono esacerbare la sbagliata percezione delle vite emozionali degli altri, a causa del completo controllo che gli users hanno sulla loro immagine pubblica tramite foto, aggiornamenti di status e una selezionata rete di amicizie».

L’anno scorso un articolo del Washington Post aveva già raccontato di donne con problemi di fertilità che nascondevano i profili delle amiche quando queste dichiaravano di essere incinte, per evitare di soffrire di più la propria condizione. Purtroppo è facile convincersi che immagini e dichiarazioni di felicità raccontino tutta la realtà. Una ragazza pubblica volentieri le foto della serata con gli amici, ma non descriverà mai il trucco che le cola dagli occhi per la rottura col fidanzato. E raramente in un album di foto di un bel viaggio pubblichiamo quella del piatto che non ci ha fatto chiudere occhio la notte o della giornata piovosa in spiaggia. E poi ricordiamoci che su Facebook si può esprimere solo un “mi piace”. Il che dà un bella potatura al proliferare di sentimenti negativi.

La soluzione? Qualche tempo fa, in una risposta sulla sindrome da Facebook comparsa su Focus D&R, un esperto consigliava di ridurre sempre più il tempo passato sui social network per riprendere il controllo della propria vita. Oppure, in certi casi, a salvarti dalla depressione irrompe il commento sul web di uno sconosciuto.  Come quello in risposta a un utente di Yahoo! Answers che scrive: «Nella vita reale è molto raro imbattersi in un vecchio compagno di scuola. Può capitarti una volta in dieci anni, magari al distributore o in aeroporto. Ancor più raro è scoprire che ha una vita di successo. Ma su Facebook accade il contrario: a un certo punto te li ritrovi tutti lì, aggiungi un amico dopo l’altro e ti accorgi che tutti hanno la moglie bionda d’ordinanza, due auto, due figli, un cane. Questa cosa mi deprime.»

La migliore risposta scelta dalla comunità, simpatica quanto saggia, è stata: «Mi dispiace… Ma sii felice della tua vita. C’è sempre qualcuno che sta peggio di te. E in ogni caso la moglie bionda d’ordinanza cambierà colore di capelli il mese prossimo.»