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Attenti al tonno troppo “colorato”, è allarme in Puglia e in tutta Italia

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A Brindisi è stata sfiorata la tragedia, evitata soltanto grazie alla prontezza di alcuni medici del «Perrino» che hanno avuto l’intuizione di effettuare una emogas analisi. Ma potrebbero essere riconducibili alla stessa causa anche nove casi di intossicazione (meno gravi) rilevati lo stesso giorno in Toscana. Tutta colpa di un conservante a base di nitrati utilizzato per trattare il tonno in uno stabilimento di trasformazione di Bisceglie.

Dopo l’allarme lanciato da Brindisi è scattato il sistema di vigilanza gestito dal ministero della Salute, che ha portato all’emissione di un avviso di ritiro per un lotto (il numero 20082117/21) di «tonno a pinne gialle decongelato con acqua aggiunta», confezionato sottovuoto dalla «Ittica Zu Pietro srl» di Bisceglie e venduto in tutta Italia. In parallelo sono scattate anche le indagini dei Nas dei carabinieri, che vogliono capire cosa sia accaduto: l’utilizzo del conservante incriminato è legittimo, e si usa anche per motivi cosmetici (serve a dare alla carne del tonno un colore più vivo e «fresco»). Il sospetto, tutto da verificare, è che l’additivo chimico sia stato utilizzato in una quantità eccessiva. Le conseguenze possono essere gravi, tanto che il motivo del richiamo alimentare è il rischio di sindrome anossica: si va da malessere generale con arrossamento della pelle, cefalea pulsante, bruciore orale, crampi addominali, nausea, diarrea, palpitazioni, senso di malessere, fino ad arrivare – nei casi più gravi – alla perdita della vista.

Ne sa qualcosa la famiglia che giovedì aveva acquistato una confezione di quel tonno in una pescheria di Pezze di Greco (frazione di Fasano). Poco dopo averlo mangiato (cotto), sia i genitori che i due figli di 10 e 11 anni hanno sviluppato i sintomi di intossicazione. Il tempo di correre in ospedale, dove uno dei bambini è giunto cianotico, e di scoprire la causa di quello che a prima vista pareva essere uno shock anafilattico: l’additivo alimentare, appunto. I medici hanno contattato il Centro antiveleni di Pavia che ha consigliato il trattamento con il blu di metilene, uno tra i più comuni antidoti contro gli avvelenamenti. Le quattro persone sono state dimesse dall’ospedale sabato, dopo aver trascorso 24 ore in osservazione a scopo precauzionale.
Prima del caso di Brindisi, anche a Firenze nove persone sono finite al Pronto soccorso dopo aver mangiato tonno in due diversi ristoranti tra martedì e mercoledì della scorsa settimana. Stessa cosa anche per un altra persona, in un ristorante di Portoferraio (Livorno). Nessuno ha avuto conseguenze gravi, ma dopo l’allarme partito dalla Toscana la causa è stata ricondotta alla stessa sostanza e allo stesso produttore pugliese.

Saranno le indagini, ora, a stabilire cosa sia successo esattamente. La Asl di Brindisi invita i consumatori a fare attenzione: chi ha in casa una confezione del prodotto incriminato deve riconsegnarlo al punto vendita, portarlo alla propria Asl, o comunque astenersi dal consumarlo. Il lotto per cui è stato chiesto il ritiro è in scadenza oggi, per cui l’emergenza dovrebbe ormai essere dichiarata conclusa.

ll tonno – secondo quanto hanno potuto finora accertare le autorità sanitarie -, era di provenienza spagnola. Poiché l’aspetto del prodotto non era dei migliori, in fase di confezionamento è stato fatto ricorso al conservante a base di nitrati che consente – tra l’altro – di stabilizzare il colore della carne, ottenendo quel «rosso-arancione» che ai consumatori piace di più perché fornisce una (falsa) sensazione di freschezza. Tuttavia le norme europee prescrivono di non superare determinate quantità, proprio per non indurre fenomeni di intossicazione. La procedura di richiamo alimentare, molto efficace con le grandi catene di distribuzione, non è tuttavia riuscita a bloccare tutto il prodotto, perché la gran parte era stata venduta. Ecco perché la Asl ha chiesto di fare massima attenzione a quello che si porta in tavola.