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Il calcio sta morendo, ecco perchè

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 Il calcio sta perdendo la sua identità. Anno dopo anno, l’economia lo sta svuotando di quei contenuti rituali, simbolici, mitici che per più di un secolo hanno fatto la fortuna di questo gioco. A furia di spremerlo e di spalmare le partite su ogni ora della nostra giornata, il calcio andrà fatalmente a morire per overdose. Massimo Fini e Giancarlo Padovan raccontano in questo saggio, passandosi la penna di capitolo in capitolo, i cambiamenti dello sport più amato dagli italiani che seguono quelli della società. Il calcio, come la musica, come le arti in genere, è uno specchio della società, dei suoi cambiamenti, della sua evoluzione o involuzione.

In questo caso quello che emerge è un vero e proprio imbarbarimento della popolazione che sta perdendo la capacità di condividere le proprie passioni ed emozioni in riti collettivi come quello della domenica allo stadio, per piegarsi all’accettazione di una forma di intrattenimento individuale, da consumare sul divano di casa. In Storia reazionaria del calcio Fini prosegue quindi il suo filone antimodernista, in un completamento della Modernità di un antimoderno pubblicato da Marsilio nel 2016. C’è un’enorme differenza fra come si intendeva il calcio, sia in senso tecnico che, soprattutto, sociale, negli anni Sessanta e come lo si vive oggi che sul campo hanno fatto irruzione l’economia e la tecnologia. A partire dal Var, bocciato senza appello “per le manfrine che interrompono le partite per tre o quattro minuti”, impedendo ai tifosi di esultare anche se la palla ha superato la linea di porta. Una scelta ritenuta particolarmente stupida soprattutto in Italia dove ci sono “gli arbitri migliori al mondo”. Il calcio oggi si nutre di enfasi e esagerazioni che sono lo specchio di un’epoca urlata, sempre sopra le righe, in politica come in ogni altro luogo.

I telecronisti di oggi sanno tutto di calcio ma non sono capaci di restituirne il pathos e l’epica. Insomma il denaro e l’evoluzione tecnologica vincono su tutto, nel calcio come nella società. Naturalmente questo discorso filosofico passa qui anche per il racconto di partite, di gol, di azioni spettacolari, di giocatori, di uomini, di emozioni e di sentimenti, vissuti sul campo e fuori dal campo. Poi ci sono i riti e le scaramanzie delle domeniche allo stadio. In quel luogo precluso alle donne – sottolinea ironicamente Fini – che permette agli uomini di “sublimare la propria omosessualità”, l’autore usa tenere tra le labbra una sigaretta senza mai accenderla. Padovan racconta, invece il suo tifo per il Lanerossi Vicenza, nato per amore di suo padre e suo zio. Insomma un libro per tutti, non solo per addetti ai lavori e tifosi che dovrebbero vedere appagate le proprie curiosità e la sete di rivalità che anima il calcio.