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La carica degli anziani rock

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Vanno ai concerti rock ma dalle 23 accusano la stanchezza e in molti si incamminano verso l’uscita. Sono il pubblico (vasto) di over 60. Cantano in coro, accendono le torce dei telefonini al brano romantico (gli accendini sono out), ballano sciolti ma al buio cercano anche appigli per non inciampare fra gradini, terreno sconnesso, bottiglie e bicchieri lasciate per terra mentre i Millenials e la Generazione Z corrono senza indugi facendo il trenino. I più coraggiosi si siedono per terra e a gambe incrociate, ricordando i tempi di Woodstock , ma rialzarsi da soli è diventato difficile.

Resistono in piedi per ore ma le gambe si indolenziscono così come soffrono la lontananza dei bagni (affollatissimi e difficili da raggiungere). L’effetto prostata o vescica si fa sentire perciò qualcuno racconta di rinunciare perfino a bere. Restano nelle retrovie, l’area sotto il palco non fa più per loro: in fondo c’è più aria e si evita anche di finire ‘pigati’ dai ragazzi che si colpiscono le spalle ballando. Una volta definiti anziani, oggi chiamati dai medici ‘nuovi giovani’perché ancora in buona salute. Pieni di interessi, attivi socialmente, partecipano ad eventi culturali, riempiono le sale dei cinema e non si perdono un concerto rock di buon livello. Un esempio? Al concertone romano del 1 maggio era pieno di chiome argentate oltre che di ragazzi e ragazzini.

In fondo i nati negli anni ’50 e i primi anni ‘60 sono anche i testimoni di quella che ad oggi resta l’unica grande rivoluzione della musica leggera, il rock, e che porta così a mescolare le generazioni sotto i palchi dei principali concerti dei gruppi musicali più rinomati, anche loro divenuti ultra sessantenni come i Rolling Stones. Il fenomeno vale in tutto l’occidente e interessa anche i super anziani: finì sui giornali di tutto il mondo, la scorsa estate, il racconto di due vecchietti scappati dalla casa di riposo, in Germania, per seguire il concerto heavy metal dell’anno, il Wacken Open Air Festival. 
La moltitudine di over 60 è in evidente aumento e oggi sono diventati la fetta più vasta della popolazione mondiale, rispetto a tutte le altre fasce d’età (fonte Euromonitor International). Anche una recente indagine Ipsos condotta su 6mila over 55 in Italia, Stati Uniti, Australia, Germania e Francia, attesta che gli stereotipi sulla terza età vanno decisamente rimessi in discussione: gli anziani sono oggi attivi e contenti della propria vita, sono autonomi, spendono per il loro tempo libero e sono perciò una vera risorsa che invece il marketing trascura.

Basta guardare le sale cinematografiche. Qui gli over 60 sono i maggiori frequentatori degli spettacoli pomeridiani dei cinema di nicchia oppure accompagnano i nipoti. Ambiscono alle prime file per vederci e sentirci meglio. Gli uomini rimpiangono la pausa fra il primo e il secondo spettacolo (non mancano i reclami alle biglietterie) perché la prostata preme e complessivamente tutti, uomini e donne, al termine della visione e dopo circa due ore di immobilità, fanno un po’ fatica ad alzarsi, sui gradini tentennano facendo i primi passi appoggiandosi alle poltrone o alle pareti per non sbilanciarsi. Hanno uno stile di vita giovane, ma gli anni cominciano a sentirli eccome.