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Raffaella Carrà ricomincia da Renato Zero

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Raffaella Carrà ricomincia da Renato Zero. La conduttrice e showgirl bolognese riprende infatti da stasera su Rai3 in prima serata ‘A raccontare comincia tu’, arrivato alla sua seconda stagione. E ricomincia proprio con l’autore di ‘Viva la Rai’ dando vita ad un fitto dialogo a bordo di un tram in giro per Roma. Un dialogo “intimo e personale” che sarà la caratteristica del programma. Dopo i successi a due cifre riscontrati nella prima stagione, in particolare nelle puntate con Fiorello e con Maria De Filippi, la Carrà incontrerà Loretta Goggi, Luciana Littizzetto e Vittorio Sgarbi.

Non si tratta, ha spiegato la conduttrice, “di interviste, ma di incontri che durano anche due ore mezzo”. Incontri “durante i quali nasce un vero e proprio rapporto con la persone che ho di fronte”. Il risultato è “diverso da un’intervista realizzata da un giornalista che fa anche le domande piccantine. Io, invece, vivo sul momento” stabilendo un “rapporto emozionante con i miei interlocutori”. Un programma in un certo senso itinerante dal momento che, come ha precisato la Carrà, “non ho uno studio, non ho un camerino, ma vago. Sono una girovaga”.

Ispirato al format spagnolo ‘Mi Casa Es La Tuya’, e prodotto da Rai3 in collaborazione con Ballandi Arts, di fatto il programma ha una formula ‘itinerante’: la Carrà andrà a fare visita ai suoi ospiti svelando di volta in volta dove vivono. E così incontrerà Loretta Goggi su un campo da golf e nella sua casa e Vittorio Sgarbi nella sua casa-museo. “Raffaella Carrà – ha detto il direttore della rete Stefano Coletta – nasconde una grandissima sensibilità dietro al suo grande rigore e al suo grande perfezionismo. Ho sempre pensato che la Carrà, per la sua identità e per la sua storia, fosse molto in linea con la rete che insieme ai miei collaboratori abbiamo costruito: una rete autentica, rigorosa, che racconta l’attualità in un contrappunto costante con il passato”. La serie al via da domani sarà “più omogenea” rispetto a quella precedente, ha detto Coletta.

La versione italiana del programma, ha spiegato la Carrà, “è un’altra cosa rispetto al format spagnolo. Per noi ‘casa’ vuol dire intimità. Non è un programma in cui le persone che incontro promuovono qualcosa, ma nel quale raccontiamo il loro mondo intimo. Cerco qualcosa di diverso nei personaggi che incontro”, ha sottolineato ancora la Carrà che dopo Renato Zero se la vedrà con Loretta Goggi. “La prima cosa che le ho detto è stata: ‘Non saremmo i Bartali e Coppi degli anni Settanta’. Ma non è così perché è diversissima da me. Ha un tale talento che Rai1 se ne dovrebbe accorgere”. Quanto invece ai personaggi politici da intervistare, la Carrà ha spiegato che, nella prima serie, “mi hanno proposto di intervistare il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Poi l’intervista è saltata ma la verità è che non ero pronta”.

Raffaella Carrà però ha ricevuto anche dei rifiuti. Dopo aver intervistato nella prima serie Sophia Loren e Riccardo Muti ha, infatti, incassato un ‘no’ da parte di Roberto Benigni che non ha accettato di essere intervistato. “Benigni mi ha detto di no – ha raccontato la Carrà – perché probabilmente non ha voglia di parlare della sua vita”. Passando dalla televisione di ieri a quella di oggi, la Carrà ha ricordato i programmi che ha realizzato ed ha espresso anche dei giudizi su quelli attuali: “‘Carramba’ non era una trasmissione del dolore. La gioia qualche volta fa piangere, l’emozione fa piangere. Era un programma fantastico. Oggi vedo un po’ di quel programma in giro, ma è tutto diverso rispetto al passato. ‘Carramba’ rimarrà”. Ricordando ancora il suo passato in televisione, la Carrà ha ricordato che “mi obbligarono a fare il Festival di Sanremo quello del 2001. Elisa è nata al mio Festival così come Gigi D’Alessio”.

Sul fronte della televisione di oggi, invece, la Carrà ha spiegato: “Sono molto legata alla televisione generalista, mi piace la televisione della gente fatta dal vivo anche se prima o poi metterò Netflix. Non tutto comunque mi piace moltissimo. Quello che mi fa soffrire è quando un programma potrebbe essere fatto meglio con scelte diverse. Ci sono troppe cose tristi, ci vorrebbe più ironia. Io per esempio alleggerirei un po’ ‘La Vita in Diretta’, in cui si seguono fatti di cronaca nera”. Una scelta, questa, non dei “conduttori ma forse della rete. C’è qualcosa che impedisce loro di essere più ariosi”.