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Inter: Conte deve vincere lo scudetto

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Mercoledì 9 dicembre, l’Inter di Antonio Conte ha subito una fragorosa eliminazione dal girone B della UEFA Champions League 2020\21. Un fallimento di grosse dimensioni per una squadra, al secondo anno sotto la turbolenta gestione dell’allenatore ex-Juventus, Nazionale italiana e Chelsea, costruita per passare in maniera agevole il girone di Champions League, risultato che all’Inter non ottiene da ben otto anni.

Dopo due anni in cui l’Inter si era arenata alla fase a gironi ma contro squadre ben più complesse (nel 2018 in un girone con Barcellona e Tottenham Hotspur, nel 2019 ancora con Barcellona e Borussia Dortmund) e con una rosa inferiore rispetto a quella attuale, quest’anno la squadra meneghina sembrava avere tutte le carte in regola per giocarsi, come obiettivo minimo in campo europeo, la qualificazione agli ottavi di finale: una rosa rinforzata, principalmente con l’acquisto di Achraf Hakimi per 40 milioni di euro, a dimostrazione di come la proprietà cinese voglia fare le cose in grande, e un girone abbordabile, avendo sì il Real Madrid come spauracchio principale (il peggior Madrid degli ultimi anni) ma anche due avversari inferiori come i tedeschi del Borussia Moenchengladbach e gli ucraini dello Shakthar Donetsk, battuti in agosto per 5-0 ai quarti di finale di Europa League.

La fragorosa e cocente eliminazione costringe l’Inter a vincere il campionato: come testimonia la quota sul calcio di 2,83 offerta da Betway al 14 dicembre, se la squadra nerazzurra già ad inizio stagione era la candidata numero uno per la vittoria della Serie A insieme alla Juventus, ora con l’uscita dalla Champions League non può che diventare un vero e proprio obbligo per Antonio Conte, che si ritroverebbe a chiudere il proprio biennio nerazzurro con lo spettro degli zeru tituli (e non è un caso citare Mourinho se parliamo di Conte, dai tanti disegnato come successore tecnico e mediatico del portoghese). Un obbligo che chiaramente non garantisce la vittoria ai nerazzurri, viste le rose competitive della Juventus e del Napoli e visto l’inizio scoppiettante del Milan (la squadra di Pioli non subisce una sconfitta addirittura da marzo), ma che per l’Inter si è trasformato veramente nell’unico grande obiettivo rimasto e da raggiungere a ogni costo, a differenza delle altre squadre che ancora sono in gioco su altri fronti.

Grosse colpe per l’uscita di scena dal terreno europeo sono da imputare allo stesso allenatore pugliese e al sistema di gioco con cui la squadra ha iniziato questa stagione, senza riuscire a trovare la giusta quadratura. La ricerca del modulo col trequartista (inizialmente sembrava una scelta dettata dall’utilizzo di Eriksen, in seguito una scelta a prescindere dagli interpreti) è sembrata fin dalle prime partite forzata, probabilmente nemmeno sposata al 100% dall’allenatore, e non garantiva in alcun modo un buon equilibrio difensivo alla squadra. Più volte, nelle sfide di inizio stagione contro Milan, Real Madrid e Fiorentina, la squadra nerazzurra è sembrata fragile nel 3-4-1-2 allestito dal tecnico, senza che una ricerca maggiormente qualitativa e ambiziosa in termini di gioco riuscisse a far compiere un vero salto di qualità alla squadra. Eriksen a targhe alterne, Barella, lo stesso Vidal, Sensi nelle poche giornate in cui è stato disponibile: nessuno dei quattro elementi è mai riuscito a garantire il giusto apporto qualitativo in quella posizione, affinchè l’Inter potesse permettersi questa struttura di gioco.

La svolta è arrivata nella sfida in trasferta contro il Sassuolo, dopo la sconfitta casalinga senza appelli contro il Real Madrid nella quarta giornata di Champions: il ritorno al 3-5-2 come analizza Il Mattino, con un Brozovic regista davanti alla difesa e due mezzali ha consentito alla nuova/vecchia Inter di ritrovare stabilità, compattezza, ma anche maggiori sbocchi offensivi sia per le due punte che per i due esterni, finalmente sfruttati in profondità e con metri di campo davanti a loro (il primo giocatore a beneficiarne, non a caso, è stato proprio Hakimi). Una struttura di gioco che ha portato l’Inter a vincere le ultime quattro sfide in Serie A in maniera convincente e ritrovando il giusto smalto, riportandola, almeno al 14 dicembre, a tre punti in classifica dal Milan capolista. Tutto questo non è però bastato in ambito europeo dove la situazione era già troppo compromessa, e dopo la convincente prestazione e vittoria col Gladbach in Germania, l’Inter non è riuscita a bissare il successo contro lo Shakthar, come racconta La Gazzetta dello Sport. Ora lo scudetto diventa un obbligo.