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Serie A: Atalanta-Lazio 3-2, Roma-Sampdoria 2-1, Inter -Sassuolo 3-3

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Tra il miglior attacco e la miglior difesa vince il primo (3-2), alla distanza, ribaltando uno score che dopo soli 11′ nel primo tempo sembrava compromesso. Tra Atalanta e Lazio ha prevalso, con la solita concessione allo spettacolo e alla suspense, la squadra di Bergamo, che corrobora il quarto posto a quota 54 sulle ali della quinta vittoria consecutiva. Con Ilicic a mezzo servizio e il duo di squalificati Pasalic-Gasperini da una parte, più e il quartetto di assenti Luis Felipe-Leiva-Lulic-Marusic dall’altra, l’incrocio pericoloso sulla duplice via Champions-scudetto prende la strada delle Orobie punendo la condizione non ottimale degli avversari. Che pure per mezzora avevano dato dimostrazione di grande calcio. Brividi relativi al 2′, quando Immobile cicca un cross basso dalla destra dell’area e al 5′, quando Zapata allarga il rigore in movimento sul rinvio sbagliato di Strakosha con assist di Gomez, ma è in fuorigioco. A sbloccarla ci vuole subito dopo De Roon, che infila la propria porta da centravanti al rovescio sul ribaltamento di fronte di Correa per Lazzari che centra dall’out trovando la deviazione del nerazzurro. Palomino nell’occasione esce troppo alto su Immobile, mentre il successivo patatrac lo combina Toloi, bravo sì a recuperare sul centravanti ospite nell’asse con Correa (11′) ma anche ingenuo nel sfornare l’assit per il magnifico destro a giro da fuori a scendere di Milinkovic-Savic. L’undici di Inzaghi è quadrato e taglia i rifornimenti alle due false ali Malinovskyi e Gomez, proponendo ripartenze secche e combinazioni rapide: al 26′ il napoletano allarga di un amen il possibile tris dal limite. Lo scampato pericolo sveglia i bergamaschi, però discontinui: nemmeno un giro di lancetta e Freuler verticalizza per il Papu che in caduta si fa ipnotizzare dal portiere capitolino prima dell’anticipo difensivo in fallo di fondo su Zapata. Ma è sempre Lazio: l’autore del bis innesca ancora Lazzari che chiama Immobile (28′) al rigore in movimento, sventato dalla mira imprecisa. Scollinata la mezzora Malinovskyi dalla lunga impegna in angolo l’estremo della nazionale albanese; di là (35′) Luis Alberto per Correa che tira in bocca a Gollini. A riaprirla è il classico gioco alla Gasp da quinto a quinto: Zapata a sette dall’intervallo scarica dal lato corto dell’area per il traversone di Hateboer, pennellato per la schiacciata di testa di Gosens, terzino d’ala all’ottavo centro in campionato. Chiuso il primo tempo con la conclusione debole ancora di Correa (42′), il destro largo del Papu (43′) e il rasoterra ancora del tedesco su sfondamento del suo centrattacco (45′), bloccato a terra da Strakosha. Toloi è passato da un bel po’ al centrosinistra della difesa con virata di Djimsiti dall’altro lato e la ripresa si apre con due chance locali al 4′ 5′ Malinovskyi si vede deviare sopra la traversa dal muro laziale la botta al volo su suggerimento di Gomez, quindi Djimsiti manda fuori di destro girandosi sullo scarico di Zapata. I romani perdono troppi palloni in uscita e il doppio cambio tra 10′ e 15′ Caicedo-Parolo per Correa-Cataldi ridà un po’ di fiato, ma l’Aquila vola davvero bassa e al decimo tiro dalla bandierina l’Atalanta pareggia: la palla in uscita viene catturata da De Roon per il siluro mancino di Malinovskyi sotto l’incrocio di competenza di Strakosga. E’ il 21′, in capo a tre minuti il Gasp dalla tribuna ordina Castagne e Muriel per Gosens e Zapata. Dalla girandola di sostituzioni entro dieci minuti entra tra gli altri Ilicic per Malinovskyi e al 34′ serve subito Muriel in piena area: Acerbi salva in corner, ma sugli sviluppi della battuta di Gomez da destra Palomino (35′) di testa completa la rimonta. Bastos e Strakosha vanno a vuoto, al novantesimo Gomez sfida ancora Strakosha che gli para il sinistro su apertura di Muriel.

Roma-Sampdoria 2-1

Dopo 115 giorni senza calcio per la sospensione della stagione causa coronavirus, la Roma riparte in campionato con una sofferta vittoria. Allo stadio Olimpico i giallorossi superano in rimonta 2-1 la Sampdoria grazie a una straordinaria doppietta di Dzeko e restano così in corsa per un posto in Champions League. Per la squadra di Ranieri invece un ko che brucia e che non aiuta a migliorare una classifica sempre preoccupante. Nella formazione scelta da Fonseca per riprendere il filo del campionato inizialmente non c’è spazio per Cristante e Pellegrini. Al fianco di Smalling in difesa c’è il giovane brasiliano Ibanez, in mediana tocca a Diawara (che risulterà il peggiore della serata), mentre alle spalle di Dzeko il trequartista è Pastore. Rispetto al ko con l’Inter Ranieri rimescola invece le carte: dal 3-5-2 di San Siro i blucerchiati passano a un più accorto 4-5-1 con cinque cambi. Non potendo ancora contare su Quagliarella, è Gabbiadini ad agire da unica punta. La Roma parte forte e nei primi dieci minuti confeziona tre palle gol (due volte Dzeko, Pastore) ma all’11’ arriva la doccia fredda: Diawara sbaglia clamorosamente un retropassaggio e serve un assist involontario al liberissimo Gabbiadini che aggira Mirante e trova il gol del vantaggio. La squadra di Fonseca prova a riorganizzarsi ma appare poco equilibrata, e così deve ringraziare Mirante se il passivo non aumenta: il portiere è infatti provvidenziale nel deviare sul palo un destro di Jankto, liberato dall’ennesimo errore da matita rossa di Diawara. Dal quasi raddoppio della Samp si passa al quasi pareggio della Roma che poco dopo la mezzora trova il gol con Veretout (bellissimo piatto destro al volo da fuori area che si infila nel sette), annullato però da Calvarese che, richiamato dal Var, sanziona un precedente fallo di mano di Carles Perez. La ripresa comincia senza sostituzioni, ma Fonseca dopo un’ora di gioco prova a far cambiare marcia alla squadra inserendo contemporaneamente Zappacosta, Cristante e Pellegrini. A uscire sono forse i peggiori del primo tempo, ovvero Bruno Peres, Diawara e Pastore. E l’avvicendamento porta subito i suoi frutti con Dzeko che trova il pareggio con un eurogol (sinistro al volo sotto la traversa) su assist millimetrico di Pellegrini. La squadra di Fonseca continua a premere in cerca del vantaggio ma si ferma al palo su punizione di Kolarov. A portare avanti giallorossi però ci pensa il solito Edin Dzeko che, a cinque minuti dal termine, infila ancora Audero stavolta con un destro al volo su lancio di Cristante. Per il bosniaco sono 104 reti in giallorosso (eguagliato Manfredini al quinto posto nella classifica dei migliori marcatori della Roma in tutte le competizioni), per la Roma tre punti fondamentali nella corsa al quarto posto.

Inter Sassuolo 3-3

Si sgonfia il sogno scudetto dell’Inter. Il pareggio 3-3 con il Sassuolo rischia di estromettere la squadra di Conte dalla corsa con Juventus e Lazio. Recuperare 8 punti in 11 giornate sarebbe un’impresa, e lascerà non pochi rimpianti la quantità di errori prodotti dalla squadra di Conte nella sfida con gli emiliani, scoppiettante come all’andata ma con epilogo ben diverso per i nerazzurri. L’ennesima distrazione della difesa ha regalato a Magnani il gol un minuto prima del novantesimo rovina la serata dell’Inter, che due volte era riuscita a rimediare: al vantaggio di Caputo (4′) aveva replicato a fine primo tempo, con un rigore di Lukaku e una prodezza di Biraghi, poi Borja Valero aveva piazzato il colpo vincente al 41′ della ripresa dopo il pareggio realizzato da Berardi su rigore. Ma alla fine Magnani ha fatto calare il gelo su un San Siro già tristemente silenzioso. Conte si è anche beccato un’ammonizione per proteste che gli costerà la squalifica a Parma, dove non giocherà Skriniar, espulso nel finale per doppia ammonizione. I nerazzurri si trovano con gli stessi 58 punti del 2009/10, la stagione del triplete e dello scudetto vinto all’ultima giornata. Questa volta, però, rincorrono Juventus e Lazio, che rischiano di essere imprendibili. Stanchezza e turnover possono essere alibi fino a un certo punto. Al terzo impegno in due settimane fra coppa Italia e campionato, Conte cambia cinque giocatori rispetto a domenica, incluso Lautaro, per la prima volta in panchina da fine settembre. Ranocchia torna titolare dopo dieci mesi al posto di de Vrij, che lo sostituisce dopo 54′ giocati con qualche affanno al centro della difesa. Non brillano Moses e Sanchez, che l’Inter rischia di perdere al 30 giugno senza un accordo con Chelsea e Manchester United (“La Fifa regoli il problema dei prestiti”, l’appello dell’ad Marotta). Per 40′ si rivelano più azzeccate le mosse di De Zerbi, che sceglie 7 giocatori diversi rispetto a quelli affondati domenica dall’Atalanta, confermando solo Consigli e tre in attacco, Berardi, Caputo e Boga, con Djuricic al posto di Defrel. Lukaku, riceve pochi palloni utili e non mostra una grande intesa con Sanchez, mente Eriksen va al piccolo trotto in confronto a Manganelli, Obiang e Djuricic da subito ispirato. Dopo 3′ il serbo sfugge a Gagliardini e serve Caputo, bravo a sfruttare la distrazione di Bastoni e a battere Handanovic. L’Inter fatica a reagire, mentre il Sassuolo spinge e Boga a tratti è incontenibile.